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Posts Tagged ‘abbraccio’

Non sempre

quando siamo ridotti in mille pezzi

basta un abbraccio

per ricomporci.

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Gli abbracci sono la colla

dei cuori spezzati.

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A volte un abbraccio è l’unico cappotto

di cui abbiamo realmente bisogno.

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Stava lì, seduta su una sedia contro il muro di intonaco bianco. Le gambe abbracciate con forza fino a far spuntare tutte le costole sulla schiena, con la spina dorsale in mezzo, in bella vista.

– Cosa pensi?

– Chi è?

– A cosa stai pensando?

– Chi è che parla, c’è nessuno?

Si voltò di scattò, sicura di non aver sentito passi avvicinarsi. E allora da dove proveniva quella voce? Si alzò con circospezione e andò a controllare le imposte e la porta principale. Tutte chiuse. Tutti i pomelli delle finestre erano agganciati a dovere, la chiave nella toppa dell’ingresso era girata. Era sola. Non c’era nessuno. Si guardò a destra e a sinistra. Nessuno. Tornò alla sedia, con i piedi nudi contro il freddo pavimento. Lentamente alzò una gamba e poi l’altra e le strinse nuovamente in quell’abbraccio disperato. E la voce riprese.

– Diamine, a cosa pensi?

– A niente.

Rispose anche se non sapeva a chi o a cosa.

– Bugiarda.

– Non è vero.

– Invece sì e lo so per certo.

A qualcosa stava pensando, era vero, ma come poteva quel qualcosa saperlo? Chiuse gli occhi fino a vedere nero che più nero non si può e la voce allora riprese.

– Sii sincera almeno con te stessa.

– Cosa vuoi da me?

Gridò al limite della sopportazione.

– Urla al muro la verità, almeno sarai libera.

– Io sto bene.

– No.

– IO STO BENE.

– No. Non ti costa niente un minuto di verità.

Rivoli cominciarono a scendere dai condotti lacrimali, prima lentamente poi copiosi come fiumi in piena. La schiena sussultava sotto i colpi dei singhiozzi. Non poteva star bene, decisamente no. E quella voce lo sapeva. Perchè nessuno se ne accorgeva, nessuno tranne quella voce?

– Allora, hai deciso?

– Non sto bene.

– Più forte.

– IO NON STO BENE.

Il petto oscillava pericolosamente in su e in giù per lo sforzo di cercare aria; i polmoni erano alla disperata ricerca di ossigeno, resa difficile dalla furia del pianto.

– IO NON STO BENE.

Urlò di nuovo, a sentirla solo le pareti nude di una stanza vuota. Rimbombò il grido che si spezzò contro la porta a vetri. Si frantumò in mille pezzi.

– Ora va bene. Il minuto di sincerità è terminato.

– Ehi dove vai?

– Torno a dormire negli angoli più bui della tua mente.

I singhiozzi diminuirono. Si passò le mani sul viso per asciugarlo dalle lacrime e fissò le gocce che cadevano dalle unghie.

E pensò che piangere ha uno strano potere. E’ come la pioggia che pulisce.

E come la pioggia è altrettanto umido e grigio.

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