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Posts Tagged ‘auto’

Il paesaggio scorreva con noncuranza sotto i miei occhi spenti. La luce del pomeriggio mi scaldava il viso rivolto oltre il finestrino, oltre i campi e le case davanti a cui l’auto filava via.

Sprofondata sul sedile tanto quanto lo ero nei miei pensieri, il resto non contava, il tempo non era che una unità di misura a cui una parte di me si sottraeva con facilità. Una sola immagine occupava la mia visuale, un solo momento veniva proiettato avanti e indietro al rallentatore. Gli stessi fotogrammi all’infinito come se ad una più attenta analisi avrei dovuto e potuto capire sin dall’inizio.

O forse no?

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Ci siamo incrociati per caso, due auto che marciano in senso opposto, il tempo di un istante, di un batter di ciglia, un tuffo nello sguardo l’uno dell’altro e due paia di occhi che si incatenano e nell’allontanarsi, si cercano.

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Schiena curva, lento l’incedere nel buio della notte umida, al guinzaglio  un piccolo meticcio lo trainava per le vie. Il volto fisso sul marciapiede, individuava possibili ostacoli per i suoi piedi sbadati. Le gambe incerte faticavano mentre le zampette tozze trotterellavano senza sforzo alcuno.

I fari di una macchina rischiararono per un attimo la loro via ed entrambi si voltarono, chi per curiostià chi per abitudine. L’auto li sorpassò e il breve chiarore che li aveva puntati li lasciò nuovamente al buio.

Avvolti nelle tenebre ripresero il loro lento passeggiare.

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Finestrini abbassati

Aria umida di erba

E la musica che rompe il silenzio

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Vivere è come guidare un’auto:
puoi dare ogni tanto un’occhiata nello specchietto retrovisore
ma, la maggior parte del tempo, ti devi concentrare su ciò che accade davanti a te.

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Un paio di occhi azzurri incastonati da ciglia scure osservavano il mare, inquieto come il suo animo. Tra sbuffi di spuma biancastra immergeva le scarpe da festa, che uscivano da quel bagno con strani orli di salsedine che non sarebbero più andati via.

Ritto in piedi, non pareva accorgersi del vento freddo, nemmeno quando la giacca si sollevò come una vela di un vascello e mani fredde gli accarezzarono le membra spoglie.

Un ultimo sguardo alle onde increspate, distinte a fatica dal cielo plumbeo e minaccioso, poi si avvolse la sciarpa attorno al collo e si voltò, con passi incerti, affondanti nella sabbia, in direzione della sua auto. Si abbottonò la giacca con un abbraccio di sconforto.

 

 

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