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Posts Tagged ‘buio’

Il cielo si è spento in un grigio fumo. Nulla a che vedere con l’azzurro del mattino e il sole che il pomeriggio ha scaldato le mie gambe protese oltre il puff del divano.

E’ quell’ora in cui le ombre sono smarrite e c’è ancora abbastanza luce per camminare.

In attesa del buio e dei lampioni che sostituiranno le stelle, nascoste dietro le nuvole.

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Vedo immagini di te come in un loop continuo. Come serro le palpebre, l’oscurità che si crea diventa tela del tuo viso.

Contorni sbiaditi, azzurri spenti, che il ricordo si affievola come i panni al passar dei lavaggi.

Si infeltriscono fino a confondersi e a diventar bugie persino per me, che avevo giurato che di quegli occhi non mi sarei mai potuta scordare.

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Ho sentito il tuo dolore. Ci sono passata attraverso e l’ho toccato. Ho provato a strapparlo via dal tuo petto soffocato ma mi ha sconfitto.

Mi ha trafitto così nel profondo da credere che fosse il mio. Ma ciascuno deve fare i conti con il proprio buio. Forse, tutto sommato, è giusto che sia così.

Ma non sarai solo. Farò del mio meglio per starti vicino. Ed ora sono qui, senza pretese né rivendicazioni, a vegliare che il dolore passi e che tu non perda la forza di alzarti ogni giorno per affrontarlo.

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Mi nascondo.

Agli occhi di tutti, dallo sguardo del mondo.

Cerco l’ombra nelle giornate di sole,

il buio fitto nelle notti di luna piena.

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Dicono che esaminare le cose alla luce del giorno

ridimensioni i problemi.

Ma ci sono mattine in cui il buio

è l’unica risposta che stiamo cercando.

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Non ho più parole.
Ovunque io guardi si aprono buchi neri che tutto inghiottono, fagocitano senza remore o tentennamenti.
L’ambiente circostante si spegne e nemmeno i contorni delle figure si distinguono più nella penombra che cala fino a diventare buio impenetrabile, impermeabile alla vista la più acuta.

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Il buio ha rubato

i tuoi lineamenti,

la folla ha confuso

il tuo profilo.

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Schiena curva, lento l’incedere nel buio della notte umida, al guinzaglio  un piccolo meticcio lo trainava per le vie. Il volto fisso sul marciapiede, individuava possibili ostacoli per i suoi piedi sbadati. Le gambe incerte faticavano mentre le zampette tozze trotterellavano senza sforzo alcuno.

I fari di una macchina rischiararono per un attimo la loro via ed entrambi si voltarono, chi per curiostià chi per abitudine. L’auto li sorpassò e il breve chiarore che li aveva puntati li lasciò nuovamente al buio.

Avvolti nelle tenebre ripresero il loro lento passeggiare.

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Era bello sedersi al buio

e respirare la biancheria

stesa ad asciugare.

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Credevo che non mi importasse nulla;

credevo di essere inaspettatamente forte e di averlo superato;

credevo di essere andata oltre con facilità;

invece non è così.

Mi basta guardare un film, ascoltare certi discorsi della gente e guardare le foto in cui ci sei tu perché una lacrima spunti, si formi il groppo in gola e cominci a singhiozzare.

Non me l’aspettavo: è questa la verità.

Non avrei mai creduto possibile, e tantomeno l’avevo lontanamente preventivato, che un giorno di marzo, in una giornata di sole ancora fredda, avrei assistito all’ultimo tuo viaggio.

Quanto sono stati forti tutti; quante lacrime ho così ingoiato e chiuso nel cassetto. Le stesse lacrime che, per un nonnulla, sgorgano appena qualcosa non va. Come se fossero arginate da una diga che fa fatica a trattenerle. Basta un sasso gettato tra le sue acque perché fuoriescano impazzite.

Andiamo tutti avanti. Ma sentire la distruzione nella voce dei tuoi genitori il giorno del mio compleanno, che a loro ricordava tanto il tuo che avresti dovuto festeggiare un mese esatto prima, mi ha gettato nello sconforto. Ora so, attraverso di loro, cosa s’intende con l’espressione “distrutto dal dolore”. Perdere un figlio uccide una parte di chi l’ha messo al mondo anche se era un figlio ormai cresciuto, con una propria casa, una propria famiglia. Ma resta sempre un figlio.

Manchi tanto, manchi anche se non me ne rendo conto.

Ti penso spesso, praticamente ogni giorno. E penso che ogni giorno che passa, mi avvicino al giorno in cui ci incontreremo di nuovo. Non è un giorno sprecato, è un giorno che mi riporta a te.

E intanto come vivrò quest’attesa? Come ho sempre vissuto. Le tragedie non cambiano le persone. Non fanno fare gesti verso gli altri per esprimere i propri sentimenti prima che sia troppo tardi. No. Non accade questo. Non mi dà il coraggio di dire alle persone a cui tengo, che ho paura di perderle. Le tragedie mi chiudono dentro a chiave. Barricano le mie finestre e alzano muraglie. Non mi fanno muovere. Non ho nemmeno il coraggio di dare una pacca sulla spalla. O di sorridere alle persone. Non sorrido mai. Se mi guardassi da fuori, mi spaventerei. Prenderesti pure tu un bello spavento. La tua tragedia non ha cambiato nulla. Non mi ha cambiata. Non mi fa aprire bocca e trovare il coraggio di parlare. Mi fa solo venire voglia di scappare via. Nascondermi in un angolo e attendere nel buio la fine di tutto.

E in quel buio, spero che sia tu la luce che verrà a portarmi via.

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