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Capitolo 7

-Oh ecco! Era ora che qualcuno si degnasse di rispondermi! Vieni, abbiamo un pass!- gridò raggiante Carla trascinando la sua amica all’inizio della fila, tra spintoni e proteste di quelli che veniva superati.

-Allora adesso vediamo un po’… Ehi tu!- fece rivolgendosi alla ragazza dai lunghi capelli che teneva in mano la cartellina con le liste.

-Lista?- sbuffò annoiata quella con la penna in mano pronta a segnare il numero di persone che sarebbero entrate grazie a questo o a quel PR.

-Love4. Siamo solo noi due. Mi hanno detto che abbiamo l’omaggio.-

-Sì sì.- rispose distrattamente scribacchiando qualcosa sui fogli della cartellina. -Jo, falle passare.-

L’omone col vestito scuro si avvicinò alla cordicella rossa e la tolse dall’asta di metallo a cui era appesa e fece cenno loro di entrare al Gramellini. Quasi spinte dalla folla alle loro spalle che continuava a premere nel disperato tentativo di guadagnarsi l’entrata, fecero il loro ingresso nel discopub.

 

-Allora, a chi è che hai chiesto per entrare?- domandò Marta mentre i suoi occhi si abituavano alle mille luci colorate del pianterreno. Andarono subito verso il bancone del bar a cambiare gli omaggi donna con il biglietto che sarebbe servito loro per uscire a fine serata.

-Un certo Patrick, non lo conosco. Ho solo il suo numero in rubrica per evenienze di questo genere.- si affrettò a spiegare Carla cercando un posto sicuro nella sua pochette dove mettere l’exit.

«E quando l’hai visto?-

«Un po’ di tempo fa qui al Gramellini. Ti ricordi il compleanno della Tonini? Un paio di mesi fa, avevamo fatto tavolo.-

«Non ricordo. Ma sicura che c’ero anch’io?- fece dubbiosa Marta mentre andavano alla ricerca di un divanetto dove sedersi prima che cominciasse la musica, quella vera, quella che travolge e costringe il corpo a ballare, con il ritmo che entra dentro le ossa e i muscoli e li guida in danze scatenate.

-Oh quello è libero, sediamoci lì prima che ce lo freghino! Ma continua, dimmi di più di quella festa perchè non mi ricordo proprio!-

Carla si morse il labbro inferiore poi pensò “Al diavolo!” e con un sorriso di circostanza spiegò che il compleanno si era tenuto quella sera, in cui.. Bè, non serviva ricordarle altro. Fissò Marta negli occhi, scovandovi un’ombra tendente più alla rassegnazione che alla tristezza. Due mesi erano passati ma non avrebbe saputo dire cosa c’era nel cuore della sua amica. La conosceva da poco ma si erano subito trovate in sintonia. Marta era calma e più introversa, Carla invece era un vulcano, con un istinto protettivo nei confronti di chi le andava a genio e decisamente una stronza verso chi le faceva qualche torto. E per fortuna, Marta rientrava nella prima categoria. E perchè? Perchè all’esame del Prof. Togni l’aveva aiutata passandole degli appunti che Carla aveva perso, o meglio che non aveva mai avuto perchè a lezione non ci andava molto spesso il giovedì mattina. D’altronde la sua vita sociale del mercoledì sera le toglieva le forze e il riposo era necessario per mantenersi sana e produttiva. A discapito delle lezioni del giorno dopo, ovviamente.

Marta si guardò attorno come se stesse cercando qualcuno. Carla cercò di capire chi o cosa aveva intercettato il suo sguardo ma non vi riuscì. In compenso da una porta scura con la scritta Privato, uscì il metro e novanta dagli occhi azzurro intenso. Spalancò la bocca per l’emozione e seguì il paio di jeans che si allontanavano verso il bancone del bar, focalizzando la sua attenzione su un didietro da urlo, a dir poco fantastico.

-Sembra fatto di marmo.» sussurrò in estasi.

Marta la guardò disgustata. Di uomini ne aveva fin sopra i capelli ma sentire i commenti carnali e poco dignitosi nei loro confronti che la sua spavalda amica rivolgeva loro, le sosteneva il morale, come se fosse la punizione che meritavano.

-Su, vammi a prendere una coca cola. Sono sicura che non vedi l’ora di ordinarmene una!- disse ridendo, certa che la sua amica non se lo sarebbe fatto ripetere due volte. Carla, persa nei muscoli della braccia del cameriere, guizzanti per lo sforzo fatto nel trasportare una cassetta di birre dal retro bottega fino al bancone, captò a malapena le parole ma non attese altre istruzioni e si fiondò dal belloccio.

 

La musica stava aumentando di volume. Il Gramellini era ormai pieno e la mezzanotte era da poco scoccata. Se fosse stata Cenerentola a quel punto Marta si sarebbe ricoperta di stracci e il viso le si sarebbe cosparso di fuliggine e cenere. In piedi vicino al guardaroba, con la borsetta tra le mani, spiava la folla che ballava al centro della sala, un gruppo di persone piuttosto rumoroso ad un tavolo e le luci che fluttuavano nell’aria. Carla si era persa in una conversazione col barista, frammentata e lunga, d’altronde doveva lavorare e ogni due parole si allontanava da lei per andare a servire qualcuno. Chissà di cosa potevano parlare in quel modo. Ma la sua amica non sembrava perdersi d’animo, ogni volta che lui tornava da lei (perchè tornava invece di liquidarla) sfoggiava smaglianti sorrisi e si toccava i capelli scuri e folti. Il linguaggio del corpo di lei era inequivocabile: era interessata e cercava di farglielo capire. Gli occhi sgranati e fissi sui movimenti di lui, i sorrisi continui e impercettibili e quella mano che sfiorava quasi per caso quella di lui, dicevano più di mille parole.

«Bene ce l’ho fatta!» cercò di urlare a Marta non appena tornò dalla sua amica.

«A fare cosa?»

«Ad avere un appuntamento!» fece raggiante Carla portando l’amica verso le scale.

«Ora possiamo andare di sopra a divertirci, qui ormai ho concluso! Lui finisce di lavorare tra poco e se ne torna a casa. Usciamo venerdì, non riesco quasi a crederci!» sempre più entusiasta cercava di farsi strada su per i gradini intasati di persone con bicchieri in mano pericolosamente pieni fino all’orlo.

«E la mia coca cola?»

«Oh, credo di averla finita io. Te ne prendo un’altra più tardi, ora non c’è fretta.» concluse Carla.

«Sì ma, io avevo sete..» sussurrò Marta avvolta tra la gente del piano superiore, stipata come non mai davanti al dj del momento.

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