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Posts Tagged ‘mente’

Di fronte alla vastità di un cielo azzurro,

apro le braccia

e con la mente volo sino al tuo fianco.

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Questo sospirare assorto, questo luccichio nei tuoi occhi castani, inducono a pensare ad un amore lontano che vedi col cuore e assapori con la mente.

Ad un ascolto più attento quel lento respiro è la mesta fine di un sussultare per pianto e quelle perle incastonate nel tuo volto brillano di mille scaglie di sale che tentano di scacciare il dolore.

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Parlare alleggerisce il cuore

e libera la mente.

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Sono finita contro scogli acuminati,

sporgenze che hanno lacerato la mia carne,

divelto la mia pelle e strappato il sorriso.

Se il cuore imparasse dalla ragione

Se crescere facesse soffrire di meno

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La guardò da lontano e le sorrise. E non poteva non sorriderle quando i suoi occhi azzurri, puliti come il cielo dopo il temporale, si posavano su di lui. Non poteva impedirsi di guardarla respirare e vivere la vita ed essere felice perché esisteva. Ma sapeva anche che c’erano percorsi da seguire, regole che non si potevano infrangere, confini che non si potevano valicare, scorciatoie che non si potevano prendere.

“Ti aspetterò o forse tu aspetterai me. Ci rivedremo o forse non ci vedremo più.” pensava mentre la osservava da lontano. Sebbene non avesse certezze, averla rivista gli donava serenità, la consapevolezza che tutto poteva succedere.

A testa bassa, con l’immagine di lei impressa nella mente, si voltò e andò via.

“Ricordati di me.”

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Perdersi nei dettagli alle volte non è saggio.

Si rischia di imprimersi nella mente due occhi azzurri

senza saper riconoscere il viso in cui sono incastonati.

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Stava lì, seduta su una sedia contro il muro di intonaco bianco. Le gambe abbracciate con forza fino a far spuntare tutte le costole sulla schiena, con la spina dorsale in mezzo, in bella vista.

– Cosa pensi?

– Chi è?

– A cosa stai pensando?

– Chi è che parla, c’è nessuno?

Si voltò di scattò, sicura di non aver sentito passi avvicinarsi. E allora da dove proveniva quella voce? Si alzò con circospezione e andò a controllare le imposte e la porta principale. Tutte chiuse. Tutti i pomelli delle finestre erano agganciati a dovere, la chiave nella toppa dell’ingresso era girata. Era sola. Non c’era nessuno. Si guardò a destra e a sinistra. Nessuno. Tornò alla sedia, con i piedi nudi contro il freddo pavimento. Lentamente alzò una gamba e poi l’altra e le strinse nuovamente in quell’abbraccio disperato. E la voce riprese.

– Diamine, a cosa pensi?

– A niente.

Rispose anche se non sapeva a chi o a cosa.

– Bugiarda.

– Non è vero.

– Invece sì e lo so per certo.

A qualcosa stava pensando, era vero, ma come poteva quel qualcosa saperlo? Chiuse gli occhi fino a vedere nero che più nero non si può e la voce allora riprese.

– Sii sincera almeno con te stessa.

– Cosa vuoi da me?

Gridò al limite della sopportazione.

– Urla al muro la verità, almeno sarai libera.

– Io sto bene.

– No.

– IO STO BENE.

– No. Non ti costa niente un minuto di verità.

Rivoli cominciarono a scendere dai condotti lacrimali, prima lentamente poi copiosi come fiumi in piena. La schiena sussultava sotto i colpi dei singhiozzi. Non poteva star bene, decisamente no. E quella voce lo sapeva. Perchè nessuno se ne accorgeva, nessuno tranne quella voce?

– Allora, hai deciso?

– Non sto bene.

– Più forte.

– IO NON STO BENE.

Il petto oscillava pericolosamente in su e in giù per lo sforzo di cercare aria; i polmoni erano alla disperata ricerca di ossigeno, resa difficile dalla furia del pianto.

– IO NON STO BENE.

Urlò di nuovo, a sentirla solo le pareti nude di una stanza vuota. Rimbombò il grido che si spezzò contro la porta a vetri. Si frantumò in mille pezzi.

– Ora va bene. Il minuto di sincerità è terminato.

– Ehi dove vai?

– Torno a dormire negli angoli più bui della tua mente.

I singhiozzi diminuirono. Si passò le mani sul viso per asciugarlo dalle lacrime e fissò le gocce che cadevano dalle unghie.

E pensò che piangere ha uno strano potere. E’ come la pioggia che pulisce.

E come la pioggia è altrettanto umido e grigio.

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