Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘morte’

Solo l’uomo muore.

Il mito non muore mai.

Read Full Post »

Nell’umidità della sera, avvolta dal profumo delicato del gelsomino, mi accorgo appena del tuo respiro alle mie spalle, persa come sono nel calar del sole dietro le villette.
Come cambia tonalità  quel tratto di cielo!
Dapprima è vivo e giocoso, poi piano piano si rilassa in un rosa confetto, che a sua volta si tuffa in un arancione, un albicocca, per poi affogare con dolcezza in un misto di turchese verdastro, come se calasse il mare al posto del giorno.
E infine si veste di violetto quando tu posi le tue mani sulle mia spalle e finisci per stringermi, come se non fossi mai stata lì, come se non dovessi restarci ancora per molto.
Come se stessi per partire per uno di quei viaggi senza ritorno.
– Ancora un attimo!- ti chiedo o forse ti comando e le stelle sono subito lì, ornamento della notte buia.

Read Full Post »

E’ inutile indagare le occasioni mancate.

Non sai mai se ti sei salvato dalla morte,

o ti sei perso la vera vita.

cit. Nessuno si salva da solo – Mazzantini

Read Full Post »

Attendo i tuoi passi leggeri

nel labirinto dei miei sogni,

unico luogo in cui ora

posso sperare di incontrarti

e con te parlare.

Read Full Post »

Le brutte notizie si rincorrono

per paura di arrivare in  ritardo

Read Full Post »

Spezzone #16

– Tu, che cosa ne sai della vita?

– Niente, ma conosco la morte.

Read Full Post »

Sì, provo un interesse nei tuoi confronti. Perché credi che una ragazza cerchi un ragazzo? Per farsi fare le treccine ai capelli? Non credo proprio. E perché non te lo posso dire apertamente, sinceramente, liberamente? Perché non sta bene, non si fa, non si dice?

Sono stufa di imbavagliare il cuore. Si passa la vita a interpretare le frasi altrui, a mediare le proprie, a cercare di farle uscire modificate, codificate; si scelgono accuratamente i termini da pronunciare, messaggiare, inviare; si trascorre la maggior parte del tempo a nascondere i sentimenti dietro sostantivi ambigui, capaci di celare quello che proviamo veramente, aggettivi, verbi, avverbi, sinonimi usati come la rete da circo dell’acrobata, per arrestare eventuali cadute: si butta lì una parola polivalente, sperando che l’altro capisca tutto il discorso che c’è dietro ma, nel caso in cui non lo apprezzasse o storcesse il naso, con la possibilità di battere in ritirata e mentire, con noncuranza, sostenendo che c’è stata incomprensione, perché in realtà intendevano tutt’altro.

Ci dimostriamo superiori, aperti, amici di tutti, ci convinciamo, per convincere gli altri, che prendiamo la vita con filosofia, easy, senza paranoie, così come viene, e che non ci importi nulla di ciò che potrebbe pensare chi ci sta di fronte, quando in realtà costruiamo trincee per paura di essere feriti; viviamo cercando di affondare il prossimo come se fossimo sul punto di affogare, quando invece basterebbe stringerci un po’ per fare posto sulla zattera della vita.

E così ci massacriamo, passiamo più tempo a cercare di distruggere gli altri, tutti potenziali cecchini della nostra felicità, invece di renderci conto che se tutti i cannoni sparassero fiori saremmo tutti più contenti, ciascuno di noi riuscirebbe a raggiungere un pezzetto di cielo, potrebbero esistere giorni in cui gli unici a piangere sarebbero i lattanti che pretendono la poppata.

Guardati attorno: tutti fingono. Fingono di crederti un grande, di condividere ciò che pensi, come lo pensi e il perché lo pensi, ma nessuno avrà il coraggio di dirti quando stai per fare un errore, o per avvertirti che stai per cadere: ti lascerà inciampare oppure cercherà di arrestare la tua corsa verso il traguardo che ti sei prescelto, i tuoi desideri, le cose che fai ascoltando l’istinto, la spontaneità, le tue sensazioni, se non è cool, trend, o sensato o solo perché mosso dall’invidia cieca.

La gente muore tutti i giorni, può essere il padre di un conoscente, la madre di un amico, un tuo parente, un completo estraneo, uno di cui conosci solo il nome, una ragazza di cui conoscevi solo il volto. Se tutto moriamo, giovani vecchi e uomini dell’età di mezzo, perché dobbiamo reprimere ciò che sentiamo, farci la guerra in casa e guardarci con indifferenza?

Se esistesse un conto alla rovescia mondiale al cui termine tutti, contemporaneamente, fraternamente, per sempre, calassimo la maschera che ci siamo cuciti addosso, la vita sarebbe vita e varrebbe davvero la pena di essere vissuta.

Read Full Post »

Older Posts »