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Posts Tagged ‘sentimenti’

Ed era un anno fa, che stavo rannicchiata sul divano con la TV che ronzava in sottofondo e mi chiedevo dove fossi, se pensassi a me almeno un decimo di quanto ti pensavo io.

Erigevo castelli di sabbia, sguarniti di torrette e fossati, alla mercé di una realtà che solo col nuovo anno sarebbe arrivata a radere tutto al suolo. Errori di valutazione. Inutili speranze travolte dall’onda del disincanto.

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Può un alito di vento spazzare via un sentimento

come fosse un uragano?

Raffreddarlo a tal punto da renderlo un peso

ed accendere il desiderio di sbarazzarsene il prima possibile?

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Come può uno scambio di sguardi, un cercarsi con gli occhi non avere nessun significato?

Come può avere valore solo per me?

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Mai sorriso ha riacceso in fretta la speranza di un cuore

e allo stesso tempo ne ha provocato le più atroci sofferenze.

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Arriverà anche la primavera

del cuore.

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Non dare peso

a chi ti tratta con leggerezza.

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Frasi perse #66

Sono sbagliati i sentimenti o le persone verso le quali li proviamo?

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Se tu te ne vai via ospitando nel tuo cuore sentimenti negativi verso un’altra persona e quel cerchio non viene chiuso, questo si ripeterà in altri momenti della tua vita. Non soffrirai una volta soltanto ma più e più volte finché non avrai imparato.

 

cit. “…E venne chiamata due cuori” – Marlo Morgan

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Sì, provo un interesse nei tuoi confronti. Perché credi che una ragazza cerchi un ragazzo? Per farsi fare le treccine ai capelli? Non credo proprio. E perché non te lo posso dire apertamente, sinceramente, liberamente? Perché non sta bene, non si fa, non si dice?

Sono stufa di imbavagliare il cuore. Si passa la vita a interpretare le frasi altrui, a mediare le proprie, a cercare di farle uscire modificate, codificate; si scelgono accuratamente i termini da pronunciare, messaggiare, inviare; si trascorre la maggior parte del tempo a nascondere i sentimenti dietro sostantivi ambigui, capaci di celare quello che proviamo veramente, aggettivi, verbi, avverbi, sinonimi usati come la rete da circo dell’acrobata, per arrestare eventuali cadute: si butta lì una parola polivalente, sperando che l’altro capisca tutto il discorso che c’è dietro ma, nel caso in cui non lo apprezzasse o storcesse il naso, con la possibilità di battere in ritirata e mentire, con noncuranza, sostenendo che c’è stata incomprensione, perché in realtà intendevano tutt’altro.

Ci dimostriamo superiori, aperti, amici di tutti, ci convinciamo, per convincere gli altri, che prendiamo la vita con filosofia, easy, senza paranoie, così come viene, e che non ci importi nulla di ciò che potrebbe pensare chi ci sta di fronte, quando in realtà costruiamo trincee per paura di essere feriti; viviamo cercando di affondare il prossimo come se fossimo sul punto di affogare, quando invece basterebbe stringerci un po’ per fare posto sulla zattera della vita.

E così ci massacriamo, passiamo più tempo a cercare di distruggere gli altri, tutti potenziali cecchini della nostra felicità, invece di renderci conto che se tutti i cannoni sparassero fiori saremmo tutti più contenti, ciascuno di noi riuscirebbe a raggiungere un pezzetto di cielo, potrebbero esistere giorni in cui gli unici a piangere sarebbero i lattanti che pretendono la poppata.

Guardati attorno: tutti fingono. Fingono di crederti un grande, di condividere ciò che pensi, come lo pensi e il perché lo pensi, ma nessuno avrà il coraggio di dirti quando stai per fare un errore, o per avvertirti che stai per cadere: ti lascerà inciampare oppure cercherà di arrestare la tua corsa verso il traguardo che ti sei prescelto, i tuoi desideri, le cose che fai ascoltando l’istinto, la spontaneità, le tue sensazioni, se non è cool, trend, o sensato o solo perché mosso dall’invidia cieca.

La gente muore tutti i giorni, può essere il padre di un conoscente, la madre di un amico, un tuo parente, un completo estraneo, uno di cui conosci solo il nome, una ragazza di cui conoscevi solo il volto. Se tutto moriamo, giovani vecchi e uomini dell’età di mezzo, perché dobbiamo reprimere ciò che sentiamo, farci la guerra in casa e guardarci con indifferenza?

Se esistesse un conto alla rovescia mondiale al cui termine tutti, contemporaneamente, fraternamente, per sempre, calassimo la maschera che ci siamo cuciti addosso, la vita sarebbe vita e varrebbe davvero la pena di essere vissuta.

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Alle volte vorresti essere di più per qualcuno,

altre ancora vorresti almeno essere qualcosa.

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