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a 15 anni…

Nessuno ti vuole e ti lamenti con la mamma che mente, dicendo che hai ancora tanto tempo davanti a te.

oggi…

Nessuno ti vuole e ti lamenti con te stessa perché: tua mamma non ha più il coraggio di mentire e tu la forza per crederle.

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Faceva caldo. Dormire con la coperta in fondo ai piedi non era stata una buona idea se poi si doveva svegliare ansante e con la gola secca. Bevve un sorso d’acqua dalla bottiglietta appisolata sul comodino. Ne bevve un altro perchè la gola era talmente arsa che le pareva di avere una spina incastrata da qualche parte.

Era l’1.20. Ormai, dopo inutili tentativi di deglutire normalmente, era totalmente sveglia. Così sveglia da poter riaprire il libro che stava leggendo e vedere cosa la veggente avesse detto a Miriam. Ma era pur sempre l’1.20 di mattina, accendere la luce della camera avrebbe squassato lo spazio tempo capovolgendo la giornata. No era meglio optare per la luce soffusa dell’abat-jour e sperare di ritrovare il sonno. Leggermente seduta sul letto, con il cuscino ben piazzato e tanta buona volontà (la coperta era stata scagliata sul pavimento di legno senza tanti complimenti), si mise a pensare. Guardandosi gli alluci lontani, ebbe la malaugurata idea di soffermarsi sul suo presente, sulla condizione di single che la affliggeva alquanto, non per l’esser zitella in sè, quanto perchè gli anni cominciavano a farsi strada come i primi fili bianchi tra i capelli e l’idea di farsi una famiglia, un giorno, sembrava in pericolo. Quante volte nella sua vita aveva pensato “Questo non accadrà mai a me” o “io non sarò mai così” eppure sembrava che il destino si prendesse gioco di lei. Per esempio la singletudine. Allo stage di qualche anno prima,il datore di lavoro sembrava una persona molto competente nel suo campo, preciso, dinamico, molto preparato. Eppure, a detta degli altri impiegati, non aveva famiglia. Ecco allora che lei pensava di se stessa che una famiglia invece la voleva ma che, ovviamente, non sarebbe stato un problema costruirne una. Già. Quanto si sbagliava. Gli anni erano passati e ancora non si vedeva un uomo all’orizzonte che volesse restare. Tutti fuggivano verso occasioni più leggere e meno impegnative. Come si può in contesti del genere, in cui si comprano i sentimenti come al supermercato (tante son le persone che non ci pensano due volte prima di darsi agli altri), riuscire ad essere scelti, far capire che si è una persona per cui vale la pena fare uno sforzo in più di pazienza e conoscerla, starci insieme con rispetto senza, nel frattempo, scorrere la rubrica per occupare i giorni vuoti con la prima sciacquetta dalla gonna corta (che da tanto è corta chiamarla gonna è un complimento)?

Cosa aveva lei che non andava? Quanto avrebbe dovuto aspettare ancora prima di trovare una persona interessante? Qualcuno per cui valesse la pena di rischiare un futuro insieme? Troppe domande, troppe accuse gettava contro di sè come coltelli affilati. Non era sicura nemmeno del suo radar per gli uomini: troppi errori, troppe delusioni, troppi inciampi. E se il suo futuro consisteva nel non avere un futuro? Perchè avrebbe dovuto soffrire così tanto se alla fine dei suoi giorni non avrebbe potuto cantar vittoria ed essere ricompensata? Perchè continuare a credere che ci fosse un barlume di speranza? Perchè? Perchè?

Angustiata scivolò in un sonno buio e fitto.

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