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Posts Tagged ‘spezzone’

– Per chi è la dedica?

– Per me, grazie.

Il meccanismo automatico con cui apponeva il proprio autografo sulla copia del libro, prevedeva in ultimo l’alzarsi dello sguardo verso il richiedente, per la maggior parte donne, corredato da un accenno di sorriso.

Come vide i suoi occhi, da acuto osservatore qual era, scorse qualcosa sulla superficie.

– Potrei farle un’intervista?

– Ma io non ho niente da raccontare.

– Lasci decidere a me. Tutti abbiamo una storia da raccontare.

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Una nuvola si abbatté sui suoi pensieri come una scure su un tronco d’albero.

Forse l’indomani non sarebbe stato un giorno di sole ma che importava?

Se l’avesse vista, anche solo da lontano, anche se solo per una frazione di secondo, ne sarebbe valsa la pena.

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Il cielo era di un azzurro fresco, celeste appena lavato.

Si capiva che aveva piovuto e che dopo il temporale era stato ripulito.

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Era a metà del sentiero, musica sparata nelle orecchie e pensieri in continuo turbine nella testa.

A malapena guardava dove metteva i piedi, tanto era concentrato.

Avanzò ancora di qualche metro e nella calma della giornata estiva un profumo di camomilla inaspettato e assordante, lo svegliò di soprassalto come una porta che sbatte mentre stai dormendo.

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Come il sole si nascose dietro l’altura,

l’aria, da tiepida e invitante,

diventò improvvisamente fredda e tetra,

quasi pungente.

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Si ergeva sulla sommità con la facciata bianca e il campanile dal tetto acuminato accanto.

Sovrastava il panorama e il suono delle campane riempiva la vallata nelle giornate di festa.

Una leggera foschia la cullava durante l’inverno mentre le folate del vento del nord ne accarezzavano la pareti.

Un simbolo di unità, di costanza e di speranza in una terra sferzata dal dolore e dalla malattia.

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Spirava dal mare. Sostenuto e freddo.

Inspirai la salsedine a pieni polmoni. Bastò un attimo per ritrovarmi in un’altra epoca, un altro mondo, una vita fa.

Un altro me, una lei che lei lo sarebbe stata ancora.

Mi perdevo a fissare le gocce d’acqua che si asciugavano sulla sua pelle scottata dal sole. Mi perdevo tra le ciglia scure dei suoi occhi chiusi per ripararsi dal dolore della luce del mezzogiorno. Mi persi. In quel mare, sotto quel cielo, accanto a lei.

Mondi ora ci dividono.

Distanze ci separano.

Vite che non ci appartengono più.

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In un giorno di sole di fine estate, che scalda ancora la pelle, sotto un cielo azzurro striato di nuvole dal bianco vivace, ritrovava a poco a poco la serenità di un tempo.

Non avrebbe dimenticato; avrebbe messo via quel doloroso pensiero, insistente quanto il frinire delle cavallette nelle sere al mare; l’avrebbe riposto sul fondo del baule della coscienza, tra vestiti e guanti dimessi.

L’avrebbe lasciato lì mentre lei sarebbe andata avanti, verso un nuovo futuro.

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Adams, il coraggio e la perseveranza sono magici talismani contro i quali gli ostacoli nulla possono; il coraggio non è forse la paura che tarda un minuto di troppo ad arrivare?

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Levò lo sguardo.

Il pino marittimo troneggiava sulla cupola del piccolo colle, la folta chioma incoronata da filamenti di nubi rosacee tendenti all’arancio, che tagliavano il cielo dell’aurora.

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