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Posts Tagged ‘teste’

Resta solo un lembo di luce, sovrastato da nubi di lanuggine opaca, sulle nostre teste arruffate.

Non sospira il vento, quieto riposa in grotte lontane, su rotte perdute in mezzo al mare.

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I fiori sul davanzale  erano ormai appassiti; le loro teste, chine oltre il bordo del vaso, avevano perso i petali e, con essi, ogni forma di dignità.

Nessuno badava a loro, nessuno si era curato di cambiar l’acqua o, alla fine della loro breve vita, di ridarli a madre natura.

La polvere si era adagiata sul mobilio come una sovrana, le tende, ormai lì da anni, davano un tenue riparo dai raggi del sole. Solo uno spiraglio entrava e tagliava col suo fascio di luce la stanza di due metà, come un cuore spezzato che smette di battere; strappata sul pavimento stava l’ultima sua lettera, quella dell’addio.

Anche l’orologio, sopra la mensola, aveva immortalato quel tragico momento, fermandosi, quasi gli fosse mancato il fiato per continuare a scandire le ore.

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La vastità era davanti ai suoi occhi castani: il mare era limpido, una distesa d’acqua cristallina, increspata solo da qualche lieve onda sorta in luoghi lontani. Il volo dei gabbiani trapuntava il cielo di strane figure bianche, sottili, lontane dal suolo. Si spostavano in gruppo, ordinati, ciascuno al suo posto, bianchi soldati aerei.

Nell’aria si spargeva un profumo di verde, di gemme, di germogli, di nuova vita.

Al limitare del mare si apriva il bosco, con i suoi alberi, i suoi pini e le sue radure. Il popolo di scoiattoli, tassi, lepri, cinghiali si risvegliava al suono degli uccellini appollaiati sui rami e del rivo argentato che scorreva giocoso nel suo alveo secolare.

Più in là sorgeva una casa rurale, con stalla e steccato bianco; sotto il portico stavano un dondolo verniciato anch’esso di bianco e una sedia a dondolo sgangherata. All’interno la luce del sole filtrava pallida e timorosa tra le pesanti tende verdi. Nelle stanze semi oscure si levavano parole soffocate, bisbigli e qualche rumore sbadato. Il silenzio dominava su tutto; esso si ergeva come un sovrano onorato e rispettato; copriva le cose, chiudeva le bocche, si posava sulle teste chine.

Era così ormai da una settimana. A Brandsford non si viveva più come una volta, forse perchè a Brandsford, nella vecchia tenuta che era stata ardentemente voluta da John Brandsofr, diventato sire dopo aver combattuto per la Corona, si stava morendo. Dopo generazioni, il casato aveva perso prestigio, la dimora era ridotta ad un cottage.

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