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Posts Tagged ‘vento’

La vita vola via come fiori di tarassaco soffiati da un vento improvviso, nelle calde sere d’estate.

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Si ergeva sulla sommità con la facciata bianca e il campanile dal tetto acuminato accanto.

Sovrastava il panorama e il suono delle campane riempiva la vallata nelle giornate di festa.

Una leggera foschia la cullava durante l’inverno mentre le folate del vento del nord ne accarezzavano la pareti.

Un simbolo di unità, di costanza e di speranza in una terra sferzata dal dolore e dalla malattia.

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Sono solo castelli in aria,

pronti a sgretolarsi al minimo soffio di vento.

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Sei la brezza improvvisa

che mi scompiglia i pensieri.

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Siamo foglie

sospese

nel vento

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Resta solo un lembo di luce, sovrastato da nubi di lanuggine opaca, sulle nostre teste arruffate.

Non sospira il vento, quieto riposa in grotte lontane, su rotte perdute in mezzo al mare.

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Stormi di uccelli graffiano il cielo con le loro nere scie;

vagano tra nuvole strappate dal vento,

sfilacciate come le bandiere dopo la guerra;

disorientati tra false promesse e profonde illusioni.

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Hai mai sentito l’aria comprimere il tuo volto

e giocare coi tuoi capelli a tal punto

da renderli fiamme vive?

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L’aria tiepida di giugno solleticava la sabbia, sollevando alcuni granelli dorati. Il sole alto nel pomeriggio guardava non curante l’orizzonte, incapace di comprendere cosa fosse la notte.

Alcuni bagnanti solcavano il lungomare, sollevando piccole onde bianche attorno alle gambe, discutendo animatamente alcuni, altri osservando in silenzio dove poggiavano i piedi.

Un gruppetto di bambini era intento a costruire un castello con più torri, adornato da conchiglie e alghe strappate al moto ondoso.

Nel suo silenzio s’erano appartati suoni di discorsi mai tenuti, intrappolati in gola come bocconi amari che non si riesce a deglutire; le mani tremavano per un tic nervoso che non riusciva a placare, il respiro, fattosi accelerato, le faceva sussultare il petto magro alla disperata ricerca di ossigeno. Seduta, fissava il mare dinanzi a sè, per cercare la calma interiore a cui aspirava. Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva un volto, il suo volto, ma avrebbe dato qualsiasi cosa per non vederlo più. Troppo dolore, troppa ansia, troppe domande, –  che sarebbero rimaste senza risposte,- invadevano il suo essere rendendolo fragile e indifeso.

Una folata di vento le sussurrò qualcosa all’orecchio. Un bisbiglio, un mormorio, un fruscio nella sua testa. Riaprì gli occhi.

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Come luci gialle

ondeggiano i crocus.

Il vento (so)spira.

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